Le chiusure della doppietta da caccia

Continuando il nostro escursus nella storia ed evoluzione del fucile da caccia un altro elemento fondante riguarda le chiusure. La loro efficacia determina in egual misura l'efficacia del tiro e la sicurezza del cacciatore e sono state oggetto durante tutta la storia del fucile basculante di studi, osservazioni, sperimentazioni e brevetti da parte dei nomi più importanti dell'evoluzione del fucile da caccia.

Vediamo di capire per bene l'importanza della loro efficacia. All'atto dello sparo effettuato con un fucile basculante (ci riferiremo alla doppietta, ma lo stesso vale per il sovrapposto che sarà successivamente trattato) lo stesso subisce l'azione di due forze: 

una assiale che tende a proiettare in avanti le canne rispetto al piano di bascule 

una rotativa (coppia di rotazione) che tende a far andare verso l'alto le canne imperniate sulla bascula. 

Il compito delle chiusure è quello di contrastare l'azione di tali forze consentendo al fucile da caccia di rimanere ben serrato e di garantire l'assoluta sicurezza del cacciatore. Sulle chiusure e le loro problematiche si sono cimentati i più importati produttori inglesi dell'ottocento e le loro realizzazioni sono state riprese da innumerevoli armaioli di tutta Europa, Italia compresa. Grandi nomi della storia della doppietta da caccia quali Purdey, W.W, Greener, Westley Richards, Webley, Scott hanno tutti dato il loro contributo con un mix di creatività e razionalità, realizzando chiusure significavite e dall'alto valore ingegneristico. 

Per meglio capire l'azione delle chiusure del fucile da caccia basculante, riportiamo la seguente figura contraddistinta dagli specifici elementi.

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1 - canne 2 - tavola della bascula 3 - perno di rotazione 4 - faccia della bascula 5 - tenoni 6 - tassello 7 - dorso del tenone

La forza assiale è contrastata dal perno di rotazione (3), dal tramezzo tra i due tenoni e dalla faccia della bascula.

La forza rotativa è contrastata dal tassello (6) che penetra nei due tenoni (5) 

In realtà dei due tenoni quello che ha maggior efficacia, perché più distante dal perno di rotazione, è il secondo tanto che quello più vicino potrebbe anche non essere necessario. I produttori moderni hanno comunque ormai consolidato il sistema utilizzando i due tenoni. Questo duplice sistema di tenuta a tenoni prende il nome di "Duplice Purdey". 

La forza assiale è contrastata dal materiale di cui sono costituiti tenoni e piano di bascula. Il metallo del quale sono costituiti, essendo un materiale elastico, prima si inflette con la sollecitazioni, distaccando le canne dalla faccia della bascula poi ritorna nella posizione originaria. Il distacco non è percepibile all'occhio umano ma esiste e questo fu intuito da W.W. Greener che rilevò la necessità di impedire tale movimento, celebrando con questa intuizione il suo genio nell'individuare la corretta soluzione. Nel 1865 W.W. Greener construì una doppietta la cui bindella si prolungava sino ad incastrarsi nella bascula. Il prolungamento portava un foro che veniva attraversato da una spina rotonda. Aveva messo a punto la "Triplice Greener" universalmente riconosciuta che perfezionò successivamente brevettandola nel 1873. 

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Questa chiusura negli anni successivi incontrò un grandissimo favore e alla scadenza del brevetto fu copiata da molti produttori di fucili da caccia. Ma le copie difficilmente riescono bene come l'originale e la triplice Greener ne è l'esempio sintomatico, solo chi l'aveva realizzata quale soluzione a problemi evidenziati, raggiunse perfettamente lo scopo. Nella triplice Greener la spina è a sezione circolare, la cui lavorazione al tornio risulta semplice ed efficace; in altre soluzioni la spina è a sezione quadrata, molto più difficile da lavorare. Altri hanno mantenuto la spina tonda realizzandola di una sezione inferiore rispetto al foro, elemento che a volte sotto lo sforzo dell'azione radiale dello sparo ha provocato l'incurvamento della spina bloccando il fucile. 

Quando il fucile da caccia è chiuso la triplice realizzata secondo Greener opera in sintonia con le altre due chiusure conferendo allo stesso una assoluta stabilità. E' più probabile che un fucile così costruito possa esplodere piuttosto che le chiusure si allentino.

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C'è un modo simpatico ma stesso sperimentato su una doppietta a cani esterni per verificare se la Greener lavora bene oppure no. Basta affumicare l'interno del cerchio con una candela. Chiuso e riaperto il fucile se l'occhiello è pulito significa che la terza chiusura lavora e le superfici sono perfettamente a contatto.

La terza chiusura Greener non è l'unica che raggiunge lo scopo di contrastare egregiamente la forza rotativa ma altre ne furono realizzate. 

Ottima è la Westley Richards altrimenti detta "a testa di bambola". Anch'essa nasce nella seconda metà dell'ottocento e fu adottata dal costruttore unica chiusura; solo successivamente fu aggiunta anche nei fucili Westley Richards la duplice Purdey conferendo alla struttura di queste armi assoluta tenuta. 

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La realizzazione della testa di bambole è difficoltosa, ma la sua corretta esecuzione e quella della sede ove alloggia, garantisce la perfezione della chiusura.

Altro sistema per la terza chiusura fu messo a punto da Purdey che già aveva messo a punto il sistema della duplice universalmente adottato. Per la verità Purdey mise a punto due triplici la seconda molto più efficace della prima. Nel primo tipo posto sopra gli estrattori c'è un tenone che finisce in una sede nella faccia della culatta e viene ad essere bloccato nella sua parte superiore da un nottolino azionato dalla chiave di apertura. Il sistema tendeva poco resistente tendeva a danneggiarsi con facilità. Per questo Puredy ideo il "2° tipo" ove il nottolino fu sostituito da un tassello che scorreva avanti ed indietro sempre azionato dalla chiave di apertura. Il sistema Purdey, anche del secondo tipo, lavora in contrasto alla forza rotazionale ma non è efficace per contrastare il distacco delle canne dalla faccia della bascula.

Scott altro grande costruttore di doppiette da caccia, modificò leggermente il concetto Purdey, modificando direttamente la chiave di chiusura e facendo si che il tassello della terza chiusura fosse un tutt'uno con essa. E' riconoscibile con semplicità dalla precedente, nella Purdei il tassello si muove avanti ed indietro nella Scott da sinistra a destra.
In ultimo ricordiamo la triplice Webley detta anche "ritegno a vite". In questa chiusura la bindella ha un prolungamento a gradino sul quale si appoggi la testa di una vite fatta ruotare dalla chiave di apertura. All'apertura del fucile la vite si alza e svincola il prolungamento; alla chiusura la rotazione della vite blocca il prolungamento. La sua esecuzione è estremamente costosa e possiamo trovarla nei fucili fini Lebeau & Courally che in passato fu socia di Webley.
chiusura lefaucheuxPer concludere l'argomento delle chiusure non si può non parlare di chiusure simili tra loro quali la T inglese o il brevetto Lefaucheux. Queste chiusure erano caratterizzata dall'avere una leva inferiore che faceva ruotare un maschio a T verticale cha agganciava i tenoni alla base delle canne. La struttura era possente e poneva il problema di un aggravio di peso del fucile da caccia.


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